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The Midnight Man

  • Uscita:
  • Durata: 95min.
  • Regia: Travis Zariwny
  • Cast: Robert Englund, Lin Shaye, Summer Howell, Emily Haine, Gabrielle Haugh, Michael Sirow, Grayson Gabriel, Luca Villacis, Keenan Lehmann, Kyle Strauts, Logan Creran, Abigail Pniowsky, Callie Lane
  • Prodotto nel: 2016 da THE BRIDGE FINANCE COMPANY, MIDNIGHT PRODUCTIONS, SCOOTY WOOP ELITE
  • Distribuito da: ADLER ENTERTAINMENT (2018)

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

Rovistando nella soffitta della nonna, Alex trova le istruzioni per un misterioso gioco che, se eseguito correttamente, risveglierà "l'uomo di mezzanotte": un essere malvagio che trasforma i peggiori incubi in realtà. Alex e i suoi amici inizieranno a giocare...

Dalla critica

  • Cinematografo

    L’inarrestabile travaso di intelligenza creativa nella serialità televisiva ha inevitabilmente svuotato dei dovuti neuroni il cinema di genere, con particolare dolo per l’horror.  Questo è lo stato dell’arte a giudicare dall’import da Hollywood del filone, rigorosamente in copia conforme. E non fa eccezione questo  Midnight Man  di krugeriana memoria, non fosse altro per l’ora tarda della sua epifania e la presenza di un imbalsamato Robert Englund nel cast, accanto a un’altra vestale dell’horror come Lin Shaye, star di  Insidious  e con Englund nel primo  Nightmare – Dal profondo della notte. Dal profondo della notte si palesa anche questo classico uomo nero dal dress code standard – cappuccio, sorriso dentato, pelle abrasa e unghione aguzzo – evocato da un gioco idiota dentro una scatola vintage nascosta in soffitta, come un qualunque demone di  Ouija . E i trascorsi non finiscono qui: c’è il casone americano con vialetto alberato/innevato e le finestre che ridono poco; la ragazzina perbene e la nonna inquietante chiuse in casa, l’amichetto che viene a far visita nel giorno sbagliato, le ombre che sibilano, le porte che cigolano e un buio pre-elettrico, di notti gotiche a lume di candela.  E il babau sempre dietro l’angolo, un po’ Freddie, un po’ Boogeyman, un po’ Babadook. L’amichetto immaginario e cattivo venuto fuori dal Vaso di Pandora (che qui chiamano scatola perché sono digiuni di greco). In una processione di scoperte, imprevisti, piccole seccature, flashback e morti violente, dentro il solito schema in tre atti: prologo, svolgimento, epilogo. Coazione a ripetere che significa principalmente normalizzare, rassicurare, svuotare l’orrore della sua regola, l’esercizio della paura per esorcizzare le paure. Qui invece si vendono brividi a buon mercato dietro il paravento dell’inconscio e dei terrori infantili. Il presupposto del genere ridotto a pretesto. E l’errore, la malattia, l’orrore lasciati liberi di circolare, là fuori.

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